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Low-Input Turfgrass Species: ovvero quelle specie da prato a bassi costi e manutenzione

La pubblica attenzione è perlopiù concentrata sull’impatto dei costi di aree verde a tappeto erboso quali scuole e parchi .

Le richieste sono queste:

quali specie si possono gestire a Low -input environments?

quali specie possono rimanere fruibili riducendo al minimo i tagli (low-maintenance)?

Uno studio condotto in USA in aree urbane che non si discostano troppo dalla realtà urbana italiana del Nord Italia, è emerso che con queste specie è possibile rinverdire a bassi costi, senza rinuciare all’uso:

Festuca arundinacea, Agrostis capillaris, Festuca brevipila e Festuca Ovina si sono adattate bene in tutte le località di valutazione gestite a da 7 a 10 cm di altezza.

Un nota merito anche per le poe ibride (Poa arachnifera Torr. × Poa pratensis L)

Rispettiamo la biodiversità anche nel tappeto erboso, torniamo alle miscele polifite per il verde pubblico !!!

 

 

La tolleranza al freddo delle essenze prative.

Siamo in tardo autunno e  proprio in questi giorni si abbatterà sulla nostra penisola una perturbazione fredda. Fino ad ora Novembre fino è stato molto caldo e anomalo ma tra poco questo quadro inizierà a cambiare e di conseguenza ci dobbiamo preparare ad affrontare i primi freddi a carico dei vari tappeti erbosi della nostra penisola.

Innanzitutto, cerchiamo di valutare meglio cosa vuol dire tolleranza al freddo dei prati, non tutte le essenze hanno la stessa capacità di tollerare e tra l’altro (senza entrare in approfondimenti fisiologici e biochimici) si prospettano diverse modalità di affrontare il problema a seconda se trattiamo Microterme o le Macroterme.

Alle Microterme (temperature ottimali tra 18°C e 24°C) appartengono circa l’80% delle specie che compongono i prati in Italia, e come vediamo nella tabella sottostante, le specie più sensibili alle basse temperature sono il loietto e a poca distanza c’è la Festuca arundinacea, mentre tra le più tolleranti si annoverano specie prative, considerate infestanti come Poa annua e Poa trivialis, che ahi noi, proliferano indisturbate nei vari prati in lungo e in largo nella nostra penisola.

Prato ornamentale infestato da Poa trivialis a Milano in febbraio 2015
Prato di Festuca rubra, Poa e Loietti, infestato da Poa trivialis a Milano in febbraio 2015
La proliferazione delle infestanti a rapido accrescimento invernale è sempre più un problema in tutta la penisola
La proliferazione delle infestanti a rapido accrescimento invernale è sempre più un problema in tutta la penisola

 

 

 

 

 

 

 

 

Guardate questa Tabella che ho trovato molto interessante. E’ uno studio condotto negli anni, da diversi autorevoli ricercatori di fama che hanno valutato la tolleranza delle vari essenze prendendo come parametro quel valore minimo di mortalità della popolazione prativa che permette la sopravvivenza, espresso in LT50 (valore di temperatura che uccide il 50% del prato).

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Guarda cosa succede se non semini bene

151103 seme spostato
Notate le macchie più chiare, non sono infestanti ma è germinazione molto concentrata di seme spostato dalle piogge

Questo è un tappeto erboso di Festuca arundinacea e Poa pratensis di circa 60 giorni, quello che vedete è solo Festuca, la Poa è ancora piccola e con poche foglie (2 foglie vere di media) e non si vede dalla foto, sarà più evidente in primavera avanzata.

Si notano alcune aree irregolari con maggiore densità di vegetazione rispetto le zone limitrofe.

Cosa sarà mai successo?

Appena terminate le operazioni di semina (in questo caso meccanica) si è abbattuto un temporale o semplicemente una pioggia, provocando lo spostamento del seme causa galleggiamento facendolo confluire nelle diverse microasperità del letto di semina.

Uno dei problemi più ricorrenti nelle semine autunnali per scarso interramento del seme nel terreno.

Visto da più lontano
Visto da più lontano

Le seminatrici specifiche da tappeto erboso, che non hanno niente a che vedere con quelle impiegate in agricoltura, devono essere regolate correttamente in modo da creare l’alloggiamento omogeneo e sicuro del seme, smuovendo leggermente la terra superficiale (qualche millimetro) per imbrattare il miscuglio di prato e interrandolo contemporaneamente di qualche millimetro.

Sarà l’azione del rullo posteriore della seminatrice a rifinire l’operazione, costipando seme e terra per garantire l’ancoraggio del seme al terreno.

Se questo non viene fatto correttamente il rischio di trovarsi come nella foto è elevato.

Che fare?

Non serve niente, fate attenzione perché nelle macchie dense di vegetazione, il prato sarà più sensibile alle malattie fungine con l’aumentare del freddo umido invernale.

Poi, piano piano, una parte delle piantine giovani andranno a morire (non c’è spazio, luce e nutrimento a sufficiente per tutte le piantine troppo ravvicinate) e la situazione andrà a migliorare da sola in primavera.

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